"Chiara M.R. Se rispondessi solo alla domanda COSA è stato per me Santiago, scadrei nella banalità: una strada, un sentiero lungo i boschi, strutture ospitanti, vesciche e stiramenti di muscoli, […]"

Risonanze dal Cammino di Santiago

Chiara M.R.

Se rispondessi solo alla domanda COSA è stato per me Santiago, scadrei nella banalità: una strada, un sentiero lungo i boschi, strutture ospitanti, vesciche e stiramenti di muscoli, una meta da raggiungere. Mi concentrerei invece su CHI è stato per me Santiago. Per prima cosa, me stessa: è stato un mettermi in gioco totalmente e una prova molto tosta a livello fisico, spirituale, mentale e relazionale. Attraverso il dolore e la fatica il cuore ha cambiato disposizione d’animo e, dallo scoraggiamento e dalla desolazione, è passato alla benedizione e alla consolazione. Attraverso un cuore aperto e disponibile è più facile che passi la Grazia.

Santiago sono state le persone incontrate casualmente durante il cammino, con cui si potevano scambiare anche solo poche chiacchiere ma nelle quali avvertivi un’umanità comune: uno scambiarsi il sapone per pulire i panni, un parlare dei percorsi già fatti e da fare, un regalare creme e Compeed, un raccontarsi i motivi per cui si è in cammino, condividere un pasto, aggiungersi alla conversazione perché si parlava di fede. Fratelli e sorelle che camminavano, ognuno a un passo diverso ma verso una stessa direzione; lì ho sentito che quella era Chiesa.

Santiago sono stati i miei compagni di viaggio; in quasi due settimane da sconosciuti sono divenuti amici, fratelli, confidenti. Grazie alle loro parole e al loro aiuto ho superato i miei momenti di crisi. Le risate, i disagi, l’affetto, l’arrabbiarsi e il perdonarsi. Dio ci ha resi uno in Lui, figli amati e liberi.

Santiago è stata la natura: il creato parla sempre del suo Creatore, come i rami degli alberi che si diramano verso il cielo, o i fiori che prepotenti crescono anche vicino all’asfalto, l’acqua che scorre e fa svanire tutte le preoccupazioni, l’ombra degli alberi che ristora. Tutto parla di Dio Padre.

Santiago è stato una scoperta, una nuova consapevolezza, un restare nella fatica e nella solitudine ma per qualcosa di più grande, l’incontro con il Signore. Ho sperimentato la provvidenza e l’abbondanza di cui è capace Dio ogni giorno, senza che mi mancasse mai nulla.

Ora ho un cuore forse un po’ più stanco ma infinitamente grato e pronto a camminare ancora nella strada della vita. “Buen Camino” ai coraggiosi che si lasceranno toccare e inizieranno a muoversi, perché, come diceva il buon Cremonini, “per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale”.

Francesco

Quando sono partito per il Cammino di Santiago pensavo che sarebbe stato soprattutto un viaggio fatto di chilometri, paesaggi e fatica. In realtà è diventato un viaggio dentro me stesso.

Per molto tempo ho vissuto con l’ansia di dover costruire tutto con le mie forze, di dover avere sempre il controllo e trovare da solo le risposte. Durante il Cammino, invece, ho scoperto qualcosa di semplice ma capace di cambiare il modo di guardare la vita: Dio non mi chiedeva di fare di più, ma di fidarmi di più.

Passo dopo passo ho sperimentato che la Provvidenza non è un’idea, ma un’esperienza concreta. Ho incontrato persone che, con la loro semplicità e autenticità, mi hanno fatto sentire il volto di una Chiesa che accoglie, accompagna e conduce a Dio senza trattenere nulla per sé.

La grazia più grande, però, è stata riscoprirmi figlio amato. Ho capito che il cuore trova pace solo quando mette Dio al centro e che le relazioni più belle non nascono dal bisogno di riempire un vuoto, ma dalla libertà di camminare insieme verso la stessa meta.

Oggi torno a casa con la consapevolezza che il Cammino non finisce a Santiago. Continua nella vita di ogni giorno, con la certezza che Dio è fedele, cammina accanto a noi e continua a fare nuove tutte le cose. Se qualcuno mi chiedesse perché partire, risponderei che il Cammino non porta semplicemente a una meta: porta a te, porta a Lui.

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