"A volte è sufficiente un cambiamento di prospettiva per vedere la luce. Molti di voi avranno sentito parlare di Pietre Vive; alcuni si saranno fatti accompagnare da noi alla scoperta […]"

Per vedere la luce – Campo Pietre Vive a Palermo

A volte è sufficiente un cambiamento di prospettiva per vedere la luce.

Molti di voi avranno sentito parlare di Pietre Vive; alcuni si saranno fatti accompagnare da noi alla scoperta della bellezza di una chiesa, piena dell’essenza di Dio. Ogni anno, come comunità di Pietre Vive, offriamo diversi campi estivi: servizio in chiesa, esercizi spirituali, vita comunitaria, itinerari di fede. Esperienze diverse che permettono di avvicinarci al Creatore attraverso la bellezza del creato.

Vivo a Palermo da diverso tempo e, con gli anni, ho imparato a conoscerla nelle sue mille sfaccettature: nella bellezza dei suoi monumenti, delle sue piazze, dei suoi panorami che tolgono il fiato, ma anche nel degrado della sua povertà, dell’immondizia e della criminalità, che lasciano desolati. Quando vivi così tanto tempo in una città, inizi a dare tutto per scontato ed è facile rassegnarsi, ma a volte è sufficiente un cambiamento di prospettiva per vedere la luce.

Quando, con la mia comunità di Pietre Vive Palermo, abbiamo deciso di organizzare un campo estivo nella nostra città, volevamo proporre qualcosa di diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, celebrando una bellezza non immediatamente visibile agli occhi: un campo al servizio di coloro che sono stati privati di tutto da una società che li considera come scarti.

Una volta venuta l’idea, la domanda successiva è sorta spontanea: come si organizza un campo?

Per tutti noi è stata la prima volta: non sapevamo da dove iniziare, stavamo pensando di lasciar perdere ed ecco che la Provvidenza si mette all’opera. Incontro Padre Cavallini, che subito mi rassicura dicendomi che non c’è cosa più facile: basta fare la locandina, postarla sui social ed è fatta.

Nulla di più vero! Le persone iniziavano a iscriversi e a chiedere informazioni! Ed ecco la fregatura: il campo era praticamente iniziato, non potevamo più tirarci indietro; a noi non rimaneva che iniziare a organizzarlo.

Nella scelta delle varie attività proposte, ho potuto fare esperienza io stesso della Provvidenza, di cosa vuol dire lasciare da parte sé stessi e il proprio senso di controllo su tutto e abbandonarsi. È stato come se lo Spirito Santo mi spingesse in una direzione e mi invitasse a soffermarmi, dandomi pace interiore quando arrivava quell’idea, facendomi esclamare: «È quella giusta».

Dal 28 luglio al 2 agosto abbiamo ospitato circa 20 ragazzi e ragazze provenienti dalle diverse comunità di Pietre Vive. Li abbiamo tenuti impegnati tra quello che ci riesce meglio, le nostre visite guidate nelle chiese, e ciò che è inusuale per noi: il servizio agli ultimi presso la mensa della Caritas e l’animazione con i bambini stranieri del Centro Astalli.

È stata l’occasione per riconoscere come, in mezzo a tutto questo marasma, ci siano tante persone che non si sono rassegnate alla desolazione.

L’abbiamo riconosciuto nelle parole di Padre Ciresi, direttore della Caritas diocesana di Palermo e della parrocchia di San Gaetano a Brancaccio, quella che fu di Don Pino Puglisi, che ci ha restituito l’immagine di un uomo che ha vissuto il Vangelo e che va al di là di quella attribuitagli di semplice prete antimafia.

L’abbiamo riconosciuto nell’operato silenzioso e continuo della signora Giovanna e degli altri operatori della mensa della Caritas che, quotidianamente e nel silenzio, donano un pasto e accoglienza ai poveri che bussano alla loro porta.

L’abbiamo riconosciuto in Don Pino e nell’operato della Missione di Speranza e Carità, fondata da Fratel Biagio: emblema di quello che si può costruire quando iniziamo a confidare meno in noi stessi e ci abbandoniamo alla Provvidenza del Signore.

L’abbiamo riconosciuto nella devozione che lega Palermo a Santa Rosalia, «a Santuzza», frutto di un sentimento popolare ancora vivo nei suoi abitanti, che, dall’alto di Monte Pellegrino, sorveglia e guida la città verso un cammino di pace.

Torno a casa senza essermene mai andato, ma con una prospettiva diversa nel cuore: come la luce che colpisce le tessere dorate dei mosaici bizantini del Duomo di Monreale e che, solo nell’unità, è in grado di restituire tutta quella bellezza agli occhi.

Giovanni Maragliano

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