Prima di parlare del campo, serve fare una piccola introduzione (abbiate pazienza, ma serve)
Io sono una pietra viva nata fra due mondi: sono italiana ma ho anche un altro patrimonio culturale nella saccoccia: quello estone (mia mamma viene da quelle alte terre nordiche).
Da sempre ho vissuto e respirato la fede, un dono enorme che i miei genitori mi hanno regalato. Questo dono lo devo molto alla forza della conversione di mia madre in un periodo in cui chi crede e professa la fede troppo apertamente poteva ancora venire punito. L’Estonia era ancora, in quegli anni ’80, una terra lacerata dalla dominazione russa, ma che veniva ricucita diligentemente e senza sosta dalla Grazia che ha fatto germogliare il Vangelo anche qui, in un posto che per storia è stato, comprensibilmente, molto poco disponibile ad accogliere il seme della Fede.
Ma il Signore non si è dimenticato… L’anno scorso, quando furono canonizzati Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, venne anche annunciato il primo beato estone (che in realtà è tedesco…) che veniva festeggiato contemporaneamente a Tallinn.
Quest’uomo coraggioso, ma soprattutto innamorato delle sue pecore e di Cristo, il beato Eduard Profittlich SJ (sì, era un gesuita!!!) scelse di rimanere con il suo gregge invece di fuggire la persecuzione comunista come avrebbe potuto. Fu arrestato nel giugno del 1941 e deportato a Kirov; condannato a morte, morì in prigionia nel febbraio del 1942, in odio alla fede.

L’Estonia si è poi liberata del tutto nel 1991, dopo una straordinaria rivoluzione pacifica a colpi di canti, dal giogo dell’oppressione sovietica che avrebbe voluto annientarla e spezzarla per assimilarla a sé, ma che non è riuscito a domare il cuore tenace di questa nazione piccolissima ma proprio tosta. E da questo martire della fede, una fede che veniva finalmente liberata dal sottosuolo, a distanza di anni si è sprigionata una folata di vita incredibile che sta riempiendo proprio mentre vi scrivo le vele della Chiesa locale in maniera veramente meravigliosa, anche se non di certo sorprendente (dopotutto lo sappiamo da secoli che il sangue dei martiri è il seme dei cristiani!).
Ma veniamo a noi e basta con le introduzioni.
Ho sempre amato questo angolo trasognato di terra, intriso di luce fino a tarda notte d’estate, e con il manto celeste perennemente stretto sul sole durante l’inverno (freddissimo! Forse anche il sole sente freddo e per questo si nasconde).
Finché erano vivi i miei nonni, andavo a scampare l’estate romana al fresco, fra i fiordalisi e i campi di segale.
Chiaramente da quando faccio parte di Pietre Vive, il desiderio un poco folle di portare la rete di cui faccio parte da anni anche lì c’è sempre stato, ma non gli ho mai veramente dato retta, perché mi sembrava un’avventura poco probabile e troppo difficile da realizzare:
Frequentavo la parrocchia lì solo d’estate e non avevo un rapporto ravvicinato con nessuno dei membri, perché fuggivo appena finiva la messa per farmi 54 km di treno per tornare da nonna. Come mai? In tutta l’Estonia, le (pochissime) chiese cattoliche si concentrano principalmente in due città. Se sei cattolico e ci tieni alla Messa, quindi, ti tocca farti i chilometri col treno (anche se li fai volentieri perché l’Estonia ha una bellezza inaudita di paesaggi e città: un piccolo gioiello nascosto e inesplorato, che è spesso sconosciuto!).



Ma ecco che anni dopo, quando meno me l’aspettavo, più precisamente al campo coordinatori PV a novembre del 2025, un’amica pietra viva appena conosciuta, Mary della comunità di Boston, nota per caso la mia totebag del capodanno di Taizé Tallinn 2024/2025.
Mi racconta entusiasta che anche lei era stata in Estonia qualche anno prima, e che ne era rimasta innamorata. Segue una conversazione semiseria e ci facciamo una promessa scherzando: un bel giorno (chissà se mai riusciremo, chissà quando) porteremo Pietre Vive proprio lì, in quel cantuccio fresco baltico ubriaco di luce a mezzanotte!
E il Signore ci ha fregate entrambe… ma non solo noi… perché ha coinvolto anche tanti altri, senza i quali questo campo non sarebbe stato in piedi neanche per sogno.
Chi avrebbe mai pensato che solo qualche mese dopo saremmo state catapultate proprio lì tutti insieme per un campo PV… un imprevisto troppo bello per essere uscito dalle nostre limitate capoccette.
L’idea era quella di fare un piccolo itinerario Pietre Vive esplorando le chiese della città, con le attività che facciamo di solito: preghiera, servizio, condivisione, canti Taizé, esercizi nello spazio sacro. Discutendone fra di noi 4 organizzatori che eravamo diventati alla fine, abbiamo pensato che sarebbe potuta essere una bella occasione per conoscere anche le altre realtà cristiane non cattoliche. Giustamente lì non c’è la distanza che possiamo avere noi con i protestanti o gli ortodossi: i credenti sono pochi e quindi il dialogo ecumenico va alla grande. Dopotutto il nostro Signore è lo stesso, e siamo tutti sorelle e fratelli, quindi perché fare complimenti?



Detto, fatto: Mary conosceva un ragazzo estone della parrocchia cattolica che conosceva gente e quindi, armate di santa Provvidenza… ma chi ci poteva ammazzare?
E qualche mese dopo eccoci arrivati. L’itinerario e la dinamica spirituale erano incentrati sul roveto ardente (grazie alla mitica Caterina Bruno che organizzava con Mary e me sul lato PV!!!). Siamo partiti con un gruppetto di giovani estoni cristiani chiedendoci: ma come portiamo il nostro nome? Quali aspettative e desideri si celano in questo nome che ci appartiene, questo nome con cui Dio stesso ci chiama e conosce?
Ci siamo avventurate prima di tutto nella Toomkirik, la Cattedrale di Santa Maria, una chiesa che in origine era cattolica ma che ora è luterana, per vedere se la Parola aveva una qualche risposta a questo quesito, esplorando lo spazio sacro, pregando, condividendo.
Poi abbiamo proseguito il cammino arrivando nella chiesa ortodossa dei santi Simeone e Anna (Püha Siimeoni ja Prohvet Hanna kirik). E lì ci siamo chiesti quale fosse lo sposo che manca, come mancava alla sacerdotessa Anna, alla nostra vita, e quali sono le barriere che fanno sì che ce ne distanziamo, tenendo però così la Vita che vuole regalarci a distanza.
Nella Chiesa luterana dello Spirito Santo, la Pühavaimu kirik, ci siamo chieste quali siano le resistenze e le paure che il Signore deve abbattere dentro di noi per portare la Sua Pace e la sua ardente Pienezza di vita nel presente.
Infine abbiamo fatto una rilettura ignaziana della giornata dentro la cripta dedicata a Profittlich della Peeter-Pauli kirik, la parrocchia cattolica dei santi Pietro e Paolo che ho sempre frequentato anch’io, in cui è conservata una lettera del beato Profittlich. Abbiamo avuto la grande grazia di ascoltare Marge-Marie Paas, l’attuale postulatrice del beato Profittlich, che ci ha raccontato come la sua vita e la sua esperienza di fede si siano intrecciate con la vita e la testimonianza di quest’uomo, la cui vita e santità sta cercando di promuovere, in attesa della sua canonizzazione.
Poi, sazi di bellezza e da felici seguaci di Cristo che amava la festa, abbiamo brindato con gioia alla fine della giornata cenando insieme in Parrocchia.



Il giorno dopo, domenica 5 luglio, avevamo in programma di fare servizio offrendo la colazione ai poveri grazie all’aiuto dell’Ordine di Malta estone, per poi invitare alla messa i poveri e chi aveva partecipato alla giornata conoscitiva del giorno prima, e poi a vedere un classico giorno di servizio nella chiesa cattolica dei santi Pietro e Paolo.
Qualche imprevisto lungo la rotta (ha piovuto così tanto che sono venute solo 2 persone alla colazione) ci ha rivelato che in fondo siamo noi i poveri che il Signore si è scelto per sfamarci, prima di tutto (la colazione non potevamo mica sprecarla… ha fatto una degna fine 😊) e soltanto poi per fare il Suo annuncio di liberazione.
Quello che possiamo portare non sono che i nostri cinque pani d’orzo e due pesci. E davvero il Signore ne ha moltiplicate di focacce e di pesci in quei giorni…
Durante il servizio nella Chiesa dei santi Pietro e Paolo ho potuto vedere una carissima amica atea, e gruppi di persone curiose (molte anche non credenti) entrare in Chiesa a farsi un giro.
In parte questo è il potere dell’arte. Ovviamente però è anche il risultato di una chiamata, ne sono convinta. Il Signore non fa le cose a caso e non tocca cuori che non abbia scelto.
E ci vorrebbe scegliere tutti. Se solo lo facessimo fare più spesso…
Ci troveremmo quando meno ce lo aspettiamo mangiando un Moonirull (una sorta di Cinnamonroll ma con i semi di papavero) e bevendo una bella tazza di tè fumante, al fresco, ridendo di cuore con altre “pietre” Vive o normali 😊 che il Signore ha deciso di attirare a sé nella Sala comune della cattedrale cattolica di Tallinn.
Che follia… eppure… davvero… lasciamogli fare più spesso!
Se sapeste la gioia che faceva scoppiare i nostri cuori!!! Per me è stata un’occasione meravigliosa per rendere grazie per le mie radici, il dono della vita, e delle due culture che sono cresciute con me e si sono fatte spazio intrecciandosi. Ma anche per vedere come opera Dio se ti affidi e veramente fai fare a Lui. Vi prometto che ne vedrete di ogni…
No, il Signore davvero non si è dimenticato di questo angolo di mondo. Né Dio ha abbandonato questa terra meravigliosa che respira la bellezza effusa dal Suo respiro creatore.
E coraggio! Anche quando non ricevi le risposte attese o desiderate, il Signore si rende presente e, in silenzio, cammina con te verso i pascoli rigogliosi che ha pensato per te dall’eternità… 😊
Maria Teresa Casagrande


